Rosato: ricomincia l'avventura

L'azienda orafa italiana riparte da zero, come fosse una vera e propria start-up, e lo fa presentandosi ufficialmente in un elegantissimo stand dai toni del rosa cipria, del rosa antico, del beige, del crema, a rappresentare la nuova immagine del brand (anche i moduli retail per presentare i gioielli avranno queste tonalità cromatiche), alla Fiera di VicenzaOro.


Charms della linea 'My Shoes' by Rosato
L’istanza di fallimento n. 35/2011 depositata presso il tribunale di Arezzo nel giugno dell'anno scorso, nella quasi completa indifferenza dell'opinione pubblica italiana nonostante il successo del brand, decretò la fine di un’azienda orafa molto importante: Rosato era stato fondato ad Arezzo da Simona Rosato nel 2004 e conobbe un boom esponenziale con i charms e grazie ad importanti investimenti in campagne pubblicitarie molto glamour che hanno avuto per testimonial attrici come Demi Moore o Elizabeth Hurley.

Il brand era stato trascinato verso il baratro dalla crisi del Mariella Burani Fashion Group di cui faceva parte e da una serie di conseguenti circostanze sfortunate, non ultima la crisi finanziaria mondiale e quella del mercato dell'oro. Nel 2009 Simona Rosato aveva riacquistato il 50% della sua azienda da una Burani già in difficoltà per un Enterprise Value stimato in 7,7 milioni di euro. Il MBFG era poi a sua volta fallito, mentre la Rosato cercava un partner finanziario che aiutasse la sua azienda a risalire la china. In un primo momento (si parla del 2010-2011) si era prospettato un accordo con la società indiana Gitanjali subito sfumato, poi sembrava fatta con l’americana Richline, società produttrice e distributrice di gioielli che fa capo alla Berkshire Hathaway del magnate Warren Buffett, che al momento di perfezionare la partnership si è praticamente tirata indietro, acquistando solo un asset del gruppo Rosato: la piccola 7AR. Rosato si vide così costretta a chiudere da un giorno all'altro la fabbrica storica, gli uffici legali, i negozi monomarca e lo showroom milanese.


Immagine pubblicitaria Rosato
A settembre del 2011 ecco però arrivare l'ancora di salvezza del gruppo marchigiano Bros Manifatture, che sposta la sede a Montegiorgio (FM) e rifonda il brand ripartendo con un occhio di riguardo per il suo heritage. Con la nuova proprietà e il nuovo quartier generale cambiano l'immagine, il team creativo, la comunicazione. “La distribuzione dei gioielli di Rosato parte sostanzialmente da oggi”, fa sapere il management aziendale. “Il primo responso del mercato è stato buono. Punteremo a gioiellerie fashion principalmente diffuse in città che superino i 40.000 abitanti o in località turistiche nazionali e poi internazionali”.

La nuova collezione di gioielli Rosato in argento, smalti e oro punta a riprodurre i momenti della vita quotidiana delle donne, in una serie di 12 linee i cui pezzi possiedono una targhetta di riconoscimento con il codice del modello, che è quindi numerato e realizzato in serie limitata. Quando un modello termina non viene riassortito. Ciò rende ogni collezione, ogni suo articolo, un sostanziale pezzo unico. Ogni anno saranno lanciati nuovi charms con queste caratteristiche. Dal punto di vista della comunicazione e del retail questa politica porterà, nelle intenzioni della società, a generare sempre ulteriore richiesta, fino a creare il flusso di un vero e proprio collezionismo degli articoli realizzati da Rosato.


Charms Rosato. A sinistra gioielli della linea 'My Secret', a destra della linea 'My Home'
“Il nostro progetto principale a breve termine”, puntualizza la Rosato gioielli, “è quello di inaugurare 2 nuovi flagship: a novembre 2012 puntiamo a riaprire lo storico negozio di Via del Babuino a Roma, mentre nella primavera del 2013 dovrebbe esser pronto lo store di Forte dei Marmi, anche se i progetti di espansione comprenderanno anche storici mercati come quello statunitense”.

La controllante Bros Manifatture è nata a Montegiorgio (FM) alla fine degli anni ‘70 come azienda artigiana per la produzione di cinturini di alta qualità. L’azienda è guidata da Lanfranco Beleggia, fondatore e amministratore unico affiancato dai figli Maurizio, direttore marketing, e Valerio, product manager e vi fanno oggi capo marchi quali Bros, Brosway Jewels, Brosway Watches, Dhiva cinturini, Officina Italia e S’Agapò. I suoi dipendenti sono 187, di cui 117 nella sede centrale di Montegiorgio. Il gruppo Bros è in un ottimo momento, tanto che ha archiviato il 2011 con un fatturato di 38 milioni di euro, +43% rispetto all'anno precedente, e vanta una presenza capillare in Italia e in circa 30 Paesi del mondo.

Gianluca Bolelli



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