La moda frena nel 3° trimestre 2012, ripresa in settembre

Il settore della moda italiana naviga ancora in cattive acque, ma la situazione dovrebbe invertirsi a partire da settembre prossimo. Questo lo scenario delineato a Milano durante la conferenza stampa di presentazione della fashion week milanese dedicata alla donna, che si svolgerà dal 20 al 26 febbraio.

Sfilata Gianfranco Ferré primavera-estate 2013 (Foto: Pixelformula)

“Il 2012 si chiude con un calo del 5,4%, che compensa la crescita di fatturato del 2011. Il fatturato di tutta la filiera dovrebbe quindi raggiungere i 60 miliardi di euro. Non è poco, visto l’ampiezza di questa crisi. Vuol dire che il sistema ha retto”, analizza il presidente della Camera Nazionale della Moda, Mario Boselli. Per il 2013, il primo semestre “non si annuncia brillante, ma da settembre si dovrebbe assistere ad una ripresa”. “Durante l’ultima edizione di Moda Uomo a gennaio, abbiamo visto un atteggiamento diverso da parte dei compratori”, nota ancora con un certo ottimismo Mario Boselli.

Secondo i dati diffusi dalla Camera Nazionale della Moda Italiana (Fashion Economic Trends), “la fase peggiore della recessione non si è ancora conclusa. Il terzo trimestre 2012 è stato il peggiore dall'inizio dell'anno e le previsioni suggeriscono dati negativi anche per il quarto trimestre e il primo trimestre 2013”. "Questi risultati sono la conseguenza della somma di tre componenti: il forte calo del mercato interno, simile a quello registrato nella crisi 2008-'09, la debolezza dell'export verso i Paesi UE e la crescita compensatrice dell'export verso i Paesi extra UE. La tenuta dei mercati emergenti è la principale diversità rispetto alla più violenta crisi del 2008-'09", spiega il rapporto.

Le esportazioni del tessile-abbigliamento italiano dovrebbero crescere dell’1,8% nel 2012, a 43,3 miliardi di euro e del 2,2% nel 2013, a 44,3 miliardi di euro. “Nel 2013, per la prima volta, l'export verso i Paesi extra UE supererà in valore quello verso i Paesi UE. Le notizie sfavorevoli riguardano i mercati UE, solo leggermente meno negativi che nel 2012, e il mercato italiano, ancora in netto calo”, afferma il documento.

Grazie alla ricomposizione dell'export verso i Paesi emergenti, la moda italiana è riuscita a resistere alla crisi. Il commercio di questo settore è stato per lungo tempo “eurocentrico”. Nell’ultimo quinquennio tuttavia, la geografia dell’export ha cominciato ad evolversi grazie al boom del mercato russo e di quello cinese. Nei nove primi mesi del 2012, l’export italiano verso la Cina ha registrato nell’abbigliamento una crescita del 36% e nelle calzature del 49%, ferma invece la pelletteria, e nel tessile del 9,4%. Con Brasile e India si sono affacciati inoltre altri nuovi mercati per il Made in Italy, quali Messico, Turchia e Indonesia.

La previsione per il fatturato 2013 è di un calo del 3,5% rispetto al 2012 (58,2 miliardi di euro). Un scenario “ottimista” che si basa sull’ipotesi che “non ci siano nuovi shock fiscali nel corso del 2013”.



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