CNMI: un direttivo forte per riportare Milano in prima linea

È arrivata l’ora del riscatto per la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI). Dopo un periodo di debolezza, in cui Milano ha perso terreno di fronte a concorrenti più agguerriti come Parigi e Londra, i grandi nomi della moda italiana hanno deciso di impegnarsi in prima persona per ridare all’Italia un ruolo di primo piano nel panorama della moda mondiale.

“Se Milano è decaduta è a causa dell’egoismo di tutti. Siamo tutti colpevoli per non aver colto le opportunità degli anni ’90. Poi l’evoluzione del mercato ha reso la posizione di Milano più critica. Oggi abbiamo preso atto della situazione e dobbiamo ripartire cambiando la nostra visione”, afferma Patrizio Bertelli, patron di Prada e neo vicepresidente vicario di CNMI, in occasione della conferenza stampa organizzata martedì 14 maggio a Milano per illustrare il cambio di rotta.

Mario Boselli (Foto: Ansa)

In seguito all’elezione per il quadriennio 2013-2016, lo scorso 17 aprile, del presidente Mario Boselli (al quinto mandato) e del nuovo consiglio direttivo, sono stati nominati il 13 maggio 2013 i nuovi vertici della Camera della Moda, che ha voluto mandare un segnale forte con grandi nomi in prima linea. Ad affiancare Mario Boselli nel comitato di presidenza ci saranno 4 vicepresidenti: Patrizio Bertelli (Prada), Diego Della Valle (Tod’s) Angela Missoni e Ermenegildo Zegna. A questi si aggiungono due consiglieri delegati: Giovanna Gentile Ferragamo e Stefano Sassi (Valentino Fashion Group).

I 7 membri del Comitato di Presidenza fanno parte del consiglio direttivo composto da altri 11 membri: Lavinia Biagiotti Cigna (Biagiotti Group), Carlo Capasa (Costume National), Patrizio Di Marco (Guccio Gucci), Jacopo Etro (Etro), Massimo Ferretti (Aeffe), Marialuisa Gavazzeni Trussardi (Trussardi), Sergio Loro Piana (Loro Piana), Luigi Maramotti (Max Mara Fashion Group), Renzo Rosso (OTB), Carla Sozzani (10 Corso Como), e Silvia Venturini Fendi (Fendi). “Una squadra così fa la differenza”, si rallegra Mario Boselli.

Per permettere al nuovo team di lavorare nelle migliori condizioni, l’ultimo consiglio ha approvato un notevole aumento del budget (+300%), che passerà dagli attuali 1,5 milioni di euro a 4,7 milioni grazie all’aumento della quota associativa a partire dal 2014. Le nuove quote saranno calcolate in funzione del fatturato di ogni azienda socia. “Siamo passati da una forchetta che andava da una quota minima di 4.000 euro ad un massimo di 26.000 euro ad uno spettro molto più ampio che parte da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di 250.000 euro. Indipendentemente dalla quota pagata, ciascun socio avrà lo stesso peso nell’associazione”, spiega il presidente di CNMI.

Questo budget, a cui si aggiungono il sostegno degli sponsor e 500.000 euro finanziati dalla Camera di Commercio, dovrebbe permettere alla Camera della Moda di avere più respiro per organizzare le fashion week, anche se non raggiunge i livelli dei suoi concorrenti, come nel caso del budget di circa 10 milioni di euro del British Fashion Council.

Moschino, primavera/estate 2013 (Foto: Pixelformula)

Durante la conferenza stampa è stata annunciata inoltre la creazione di 7 commissioni focalizzate su temi importanti, a cui lavoreranno subito i nuovi consiglieri di CNMI. La prima commissione riguarda la scelta di un amministratore delegato “in tempi brevi”. “Il manager che dirigerà la Camera della moda dovrà avere un taglio imprenditoriale, internazionale e moderno, con una grande conoscenza dell’online”, indica Ermengildo Zegna.

Altra commissione quella dedicata alla questione delicata del calendario. “Nonostante le settimane della moda di Milano si trovino un po’ schiacciate dalle fiere e dalle altre fashion week, la decisione presa è quella di non spostare le nostre date. L’idea è di fissare 6 giorni pieni inserendovi anche i giovani e di mantenere lo stesso calendario per 4 stagioni. Però ci vuole coerenza. Chi non è socio della Camera della Moda non può entrare in calendario. Non lo troviamo corretto”, sottolinea Patrizio Bertelli, alludendo ai due grandi assenti non iscritti Dolce&Gabbana e Giorgio Armani.

Le altre 5 commissioni sono dedicate a: i rapporti con gli attori del sistema (SMI, Altagamma, ecc.), il nuovo statuto dell’associazione, la “Grande Milano”, i rapporti con i distretti del tessile e i legami con la Cina nell’ambito del retail. “Questa è una fase costitutiva, in vista di trasformare radicalmente la Camera della Moda. L’obbiettivo è che diventi l’istituzione più rappresentativa in assoluto della moda in Italia, da cui partiranno tutte le nuove iniziative del settore e programmi ambiziosi”, conclude Stefano Sassi, AD di Valentino.



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